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Ragazzi siate sinceri

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sincerita

Alcuni etimologi ipotizzano che la parola sincerità derivi dal latino “sine cera”, ovvero “senza cera”. Si narra, infatti, che al tempo degli antichi romani, non esisteva lo zucchero e dunque per dolcificare le bevande si usava il miele. Non tutti gli apicoltori però erano onesti, e per ottenere più miele da vendere spesso lo mischiavano con la cera delle api, rendendolo meno puro e di conseguenza anche meno buono. La parola sincero, appunto, indica una persona “senza cera” ovvero una persona pura, autentica, non contraffatta che non usa trucchi o imbrogli nel rapporto con gli altri. L’autenticità prima di tutto con noi stessi nel dirci chi siamo e che cosa facciamo. La persona sincera è “nuda”, si presenta con la sua interiorità, rifiuta quei tocchi e ritocchi espressivi e comportamentali camaleontici. E’ così com’è… Stefano un ragazzo di diciassette anni mi chiese se la persona sincera piace agli amici? Agli amici sinceri certamente.   

Il re nudo

 Ricordo il titolo di una rivista degli anni ‘70 del secolo scorso con il titolo: “Il re nudo”. Il titolo era significativo, voi ragazzi e ragazze, volevate comunicare agli adulti che nascondevano sotto i paludamenti di ogni genere le loro falsità, come era in atto da parte vostra uno spogliamento, un mettere a nudo le loro ipocrisie. Non bastava però mettere a nudo questi “colossi dai piedi d’argilla”, ci voleva qualcos’altro, lo sforzo per “vestirli” di autenticità perché si presentassero a voi, ragazzi e ragazze, con un’immagine vera, attendibile. Non so se ci siete riusciti, sono però convinto che quella “rivoluzione” è servita.  La denuncia d’allora delle falsità del mondo adulto e la proposta del cambiamento fu un gesto di coraggio. Peccato che durò qualche stagione soltanto.  Poi, come niente fosse accaduto, si continuò a ostentare le apparenze, i trofei fasulli che si accumulano nell’archivio della mente. E anche voi giovani d’allora, vi siete adeguati, vi siete lasciati contagiare.

Il primato della sincerità

 In un’intervista condotta sui valori umani, molti partecipanti hanno messo al primo posto la sincerità. Sembra, infatti, che questa sia la qualità più valorizzata. Vogliamo, al nostro fianco, persone sincere, leali, leggibili nei loro pensieri e comportamenti. La persona falsa ci delude, ci fa soffrire, specie quando vive accanto a noi e con essa si condividono scelte importanti. Penso spesso a voi ragazzi e ragazze che vivete in famiglia accanto ai vostri genitori. Siete sinceri con i vostri genitori o nascondete sistematicamente una vita immorale? Vivete anche in scuola, nei luoghi di lavoro: siete veri, diretti con gli insegnanti e con i compagni?  Vi sentite dire da noi adulti che essere sinceri non è affatto una cosa semplice e che tutti vorremmo essere tali. Ma voi giovani scorgete in noi autenticità? O vi accorgete che la trave della falsità noi adulti la scorgiamo solo nei vostri occhi, mentre nei nostri c’è la sola pagliuzza? Se così fosse, ditecelo, ci serve.  

Il piccolo specchio

Ho un dubbio ragazzi e ragazze che mi porta a farvi una domanda: apprezzate davvero la persona sincera, la ritenete un esempio di vita? Ho qualche dubbio che non posso tacere. Se da una parte cercate in noi adulti sincerità, leggibilità, dall’altra voi siete tifosi dei personaggi e meno delle persone che conducono una vita retta, semplice. Sono tanti i personaggi dello sport e spettacolo seguiti da un codazzo di giovani tifosi delle loro apparenze e successo. Tutti veri?  Dubito! La persona sincera è diversa, ama la sua piccola vita, dice quello che pensa e fa quello che dice. Parla quanto è necessario per non contraddirsi, riflette attentamente sulla sua autenticità. Porta con sé, come afferma  Peter Altenberg, un piccolo specchio: “Non mi sono mai aspettato di possedere il grande specchio della verità sul mondo. Ho sognato di avere con me solo un piccolo specchio da tasca, quello che una donna può trasportare nella sua borsa, che riflette le piccole imperfezioni, e alcuni grandi bellezze, quando è tenuto abbastanza vicino al cuore”.  (Tratto dal libro di don Chino Pezzoli “Tracce di Moralità”)