Promozione Umana

X un sì alla vita

I GRANDI MAESTRI DELL’ UMANITA’ Don Luigi Monza

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

monza

Una piccola figura protesa verso un bambino: è la statua di don Luigi Monza, posta all’ingresso alla “nostra famiglia” di Bosisio Parini di Lecco, struttura scientifica  che accoglie bambini disabili. Quella statua in quel luogo ha un significato particolare: la storia dell’Istituto, oggi l’unico istituto scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell’età evolutiva , e la vita di Don Luigi Monza, fondatore. Storia dell’istituto e quella del suo  e del suo fondatore sono intimamente legate..

Don Luigi, vivendo intensamente nella quotidianità il suo ministero pastorale,  ha fondato  l’Associazione “La Nostra Famiglia”. perché “la carità avesse una casa” e in ogni sede la “carità fosse di casa”. In ogni dimora, la carità avrebbe trovato, accanto alla compassione (il sentimento per farsi evangelicamente prossimo), la scienza, perché don Luigi ripeteva spesso che “scienza e tecnica sono al servizio della carità”.

Alcune espressioni del suo messaggio, come “una carità estesa fino agli ultimi confini della terra, ovunque ci sia un bene da compiere” e “il bene va fatto bene”, esprimono la qualità di un impegno: una carità che diventa “Famiglia”, un laboratorio di umanità che risponde a queste domande: «Chi sono io? Qual è il mio posto nel mondo? Anche il bambino disabile deve trovare a questa domanda una risposta positiva: io sono uno che altri amano e rispettano; io sono uno che sa e vuole fare; io sono uno che sa dare amore e rispetto”.

Era il 28 maggio 1946 quando i primi due bambini, Vera e Umberto, fecero il loro ingresso alla casa di Vedano Olona, ospiti dell’Istituto Medico Pedagogico appena sorto. Presto ne seguirono altri. I bambini accolti presentavano disturbi psico -mentali, espressione di ritardo mentale, e turbe del comportamento; vi era un certo numero di bambini epilettici.

“La Nostra Famiglia” nacque come istituto medico-psicopedagogico, ma con un’apertura caratterizzata dall’attenzione alla persona e da uno spirito di accoglienza inconsueti per i tempi Fin dall'inizio l’approccio alla patologia del bambino avveniva con intervento multi – professionale.

Accanto alla scuola speciale organizzata nell’Istituto si attuavano interventi di rieducazione settoriali e si usavano diverse strategie in rapporto alle caratteristiche dei singoli soggetti, per i quali veniva elaborato un progetto personale di rieducazione. Una caratteristica inculcata da don Luigi era l’impegno di farsi carico non solo dei bambini ma anche dei loro familiari.

Fiducioso com’era nel futuro, proprio perché la carità non conosce la parola “basta!”, don Luigi diceva alle sue discepole: “Voi gettate il seme di un albero…”. Il resto sarebbe venuto dopo. “La Nostra Famiglia” di don Luigi non ha mai cessato di crescere. Don Luigi, nei suoi ultimi istanti di vita, a chi lo scongiurava di lottare ancora contro il male, perché preoccupato del futuro dell’Opera, rispondeva: “Vedrai, vedrai, vedrai...  

In un famoso apologo si legge: “Un uomo, passando per la strada, vede un bambino che muore di fame e grida al cielo: "Dio, che cosa fai per lui?". E una voce risponde: "Io, per lui, ho fatto te".  Sembra una domanda di un’attualità sorprendente.  Eppure questa domanda la ritroviamo semplicemente riproposta anche da don Luigi

Monza in una delle sue lettere che si chiede insistentemente che cosa conta il corpo di un disabile fisico e mentale? Nella visione di don Luigi  Monza il corpo è il primo dono  che riceviamo dal Creatore, il primo oggetto di  riguardo e, come tale, va circondato di rispetto, attenzione, stima e cura.


Il cardinale Carlo Maria Martini tratteggiò la grandezza interiore di questo maestro d’umanità:

“Don Luigi non aveva un carattere quieto, si infiammava e si appassionava e questo non sempre rende facili i rapporti né suscita sempre giudizi favorevoli da parte degli altri e degli stessi superiori. E’ cosa che succede anche ai santi. Come loro, don Luigi non si rassegnò, sicuro come era che “alla fine si vince sempre quando si vuole il vero bene” e pervenne così a quella stupenda sintesi che è “l’armonia della carità”. In essa si compongono zelo e pace, attenzione alle persone e libertà dalle critiche malevole, prudenza nel discernere e capacità nel concretare (….).