Promozione Umana

X un sì alla vita

I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Suor Rosemary Nyirumbe

« back Notizie | L'opinione di Don Chino

ROSE

La religiosa ugandese che cuce la speranza

Una religiosa da  premio Nobel per la pace?  “Non scherziamo, dice la suora, non ho mai pensato di compiere imprese straordinarie, ma piccole cose fatte con amore”.  Suor Rosemary Nyirumbe  operando da sempre lontana dai media, in quel tormentato buco d’Africa nel Nord  dell’ Uganda, è già stata nominata nel 2007 “eroe dell’anno” dalla Cnn e inserita nel 2014 dal settimanale Time tra le cento persone più influenti del mondo, unica cattolica assieme a papa Francesco.

La religiosa ugandese appartenente alla congregazione delle suore del Sacro Cuore di Gesù, laureata e con master in Etica dello sviluppo, è diventata suora a soli 15 anni, “per amore dei bambini”, dice.  E la sua vita è un contagioso inno alla Carità. Per ora negli Stati Uniti le hanno dedicato una bella biografia riassunta nel titolo: “Cucire la speranza”. Quella di suor Rosemary è la storia di una donna africana coraggiosa e determinata che opera nel contesto del conflitto brutale acceso dal terrorista Joseph Kony.

La piccola grande suora ugandese, mettendo a repentaglio più d’una volta la vita, è riuscita a scrivere una pagina di speranza e pacificazione in questa terra martoriata al confine col Sud Sudan e la Repubblica democratica del Congo. Come? Andando a cercare nella savana, accogliendo, dando istruzione, lavoro e dignità a tantissime giovani donne che erano state rapite dai miliziani dell’Lra, schiavizzate, violentate e trasformate in automi. Afferma: “Ho visto coi miei occhi le violenze dei miliziani su queste ragazze, sui bambini. Io stessa sono stata una loro vittima. E mi sono salvata per miracolo. Io e le mie consorelle ci siamo dovute abituare a vivere nella paura”.

A Gulu, nella scuola professionale femminile di Santa Monica, da lei fondata nel 2001, con laboratori di cucito e di cucina, sono passate oltre duemila ragazze con i ­figli nati dai “matrimoni” imposti dai guerriglieri di Kony. Qui hanno trovato un rifugio e la possibilità di ricostruire dalle macerie una vita nuova. “Io ho solo dato affetto, un abbraccio caldo, senza fare domande, e la possibilità di un riscatto esistenziale”, spiega la religiosa.

Alla domanda rivolta alla suora, quale fosse il passaggio più diffi­cile per queste ragazze? “Riuscire a scaricare questo insopportabile senso di colpa, il terribile fardello del passato. Un passato che non viene perdonato dagli altri e neanche da loro stesse. E anche oggi, a guerra ­finita, il problema maggiore non è la povertà della mia gente, ma il carico psicologico che si portano addosso queste donne sfortunate, che di notte sentono ancora gli spari e l’odore del sangue”.

L’infaticabile suora ugandese s’è pure inventata una linea di borse da donna prodotte dalle abili mani delle sue ragazze a Santa Monica: borse speciali come le loro produttrici, e uniche al mondo perché realizzate con un singolare materiale di scarto, le linguette d’alluminio delle lattine. Grazie all’impresa “Sisters United”, fondata da suor Rosemary, le borse sono commercializzate in tanti Paesi.  Dai rifi­uti nascono cose belle. È un po’ la storia di queste donne: da un rifi­uto della società nasce una persona nuova.

La suora con orgoglio mette in mostra la borsa modello “Rosemary” cucita da queste donne libere dalle violenze. Valore della borsa? Inestimabile, un pezzo di dignità di queste giovani africane.