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PARADISO E INFERNO

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“Un sant'uomo chiese a Dio: “Come sono il Paradiso e l'Inferno? Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due quella dell’inferno. Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda imbandita con cibi profumati.  Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, affamate. Avevano forchette e cucchiai dai manici lunghissimi. Per mangiare dovevano impugnare l’estremità della posata e non ce la facevano. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio apri poi la seconda porta.
La scena era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse le posate dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite, sorridenti. Il sant'uomo disse a Dio: “Non capisco!”.  “E' semplice, rispose Dio. Qui c’è amore, uno imbocca l’atro”. (Leggende del Trentino).                                             

Questo racconto è interessante, non c’è differenza tra Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura: la differenza sta che quelle posate lunghissime gli abitanti egoisti dell’inferno nonostante tentassero di usarle non riuscivano a portare il cibo alla bocca, mentre quelli del Paradiso altruiste s’ imboccavano a vicenda. La fiducia verso gli altri è sorgente di gesti di altruismo anche lassù. Non si tratterà senz’altro di dover imboccare gli altri, ma certamente di rallegrare la vita eterna in loro compagnia.
 
Sono sempre più certo che la fiducia, la comprensione, l’amore porta un piccolo paradiso in terra, altrimenti c’è l’inferno. Non devo fare il bene per ricevere riconoscenza, onorabilità, prestigio. Il bene fa bene all’umanità, è un seme buttato nel solco della storia perché dia frutti buoni. La leggenda potrà sembrare al lettore buffa in quanto presenta gli abitanti dell’inferno e paradiso che stanno davanti a “un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso”. E’ l’insegnamento che conta e che va compreso.

C’è chi pensa che l’uomo sia naturalmente egoista, pensi solo a se stesso, spacchi ogni relazione con l’altro. L’indifferenza verso i più poveri, gli episodi aggressivi, i tanti rifiuti di accoglienza e di solidarietà verso chi affida la loro vita e futuro a una zattera condotta da trafficanti di vite umane, tutto ciò potrebbe convincerci che l’uomo del nostro tempo è rimasto quello “della fionda e della pietra”. Di fronte a tanta crudeltà, gli stessi gesti solidali vengono ignorati, poco pubblicizzati.  Ha commosso tutti quel soccorritore con in braccio un bambino che ha strappato alle onde dopo che le braccia materne erano venute meno. Scrive un giornalista: “Il miracolo del cuore di quelle braccia”.

L’amore, l’altruismo, la solidarietà hanno un ruolo importante nello sviluppo umano. Senza questa attrazione del cuore non si vive, non si cresce. Qualcuno sostiene l’immagine dell’uomo aggressivo, “lupus” nei confronti dei propri simili. Questa forzatura filosofica non trova nella psiche riscontri. La parte profonda della nostra psiche conserva emozioni positive e negative. L’educazione favorisce le une o le altre. Non esiste l’uomo cattivo o buono, ma solo una persona da strutturare interiormente con sentimenti d’appartenenza alla vita, all’altro. L’uomo con “il cuore di carne e non di sasso”.